Palazzo Ducale, alta tensione

Nuovo documento degli 11 consiglieri del Pd che non condividono la composizione della squadra di Nicola Sanna. Chiesto «un incontro conclusivo, rappresentativo sia degli eletti che del contesto che ha portato alla designazione del candidato a sindaco a seguito del risultato paritario delle primarie»

SalaConsigliocomunale2Sassari. Solo martedì mattina sembrava che la situazione interna al Partito Democratico sassarese, ed in particolare nei rapporti tra i consiglieri ed il sindaco Nicola Sanna, volgesse verso un rasserenamento generale ed un definitivo superamento delle spaccature delle ultime settimane. Così invece non è.

Nella serata di mercoledì un nuovo documento sottoscritto dagli 11 consiglieri (su 13) che costituiscono il gruppo a Palazzo Ducale – i nomi sono sempre gli stessi: Antonio Piu, Carla Fundoni, Pierpaolo Bazzoni e Lisa Benvenuto (componente Demontis), Salvatore Sanna e Valeria Fadda (Lai), Giuseppe Masala, Lello Panu, Stefano Perrone, Esmeralda Ughi e Gianni Crobu (Spissu), tutti sostenitori di Angela Mameli alle primarie di aprile – allontana definitivamente la ricomposizione della frattura. La doppia riunione programmata per questo pomeriggio non ha visto la partecipazione degli 11 consiglieri. In particolare alla prima, ristretta al solo gruppo consiliare, erano presenti appena due consiglieri, Simone Campus (civatiano) e Mario Pala (ulivista Parisi-Dettori-Manca). Alla riunione degli eletti, gli 11 erano rappresentati da Antonio Piu ed Esmeralda Ughi (Salvatore Sanna il terzo, perché tre sono state alle primarie le componenti sostenitrici di Angela Mameli). Ed ecco a questo punto il documento letto ai presenti, con il passaggio finale che richiama scenari che sembravano ormai consegnati al passato: «Prendiamo atto del rifiuto opposto alla nostra proposta, avanzata ieri, di un incontro conclusivo, rappresentativo sia degli eletti che del contesto che ha portato alla designazione del candidato a sindaco a seguito del risultato paritario delle primarie e agli impegni conseguenti». E adesso? Venerdì mattina ci sarà infatti la seduta di insediamento del Consiglio comunale e a questo punto tutti gli scenari rimangono aperti, anche perché occorrerà procedere con l’elezione del presidente dell’Assemblea: quale nome voterà il centrosinistra? E cosa faranno gli 11 consiglieri del Pd?

ConsiglieriPd11«I consiglieri comunali eletti nel Partito Democratico, che in queste settimane hanno rappresentato con argomenti e toni pacati le loro posizioni alla città e al sindaco in relazione al metodo e al contenuto utilizzati per nominare la Giunta – inizia il documento, che reca in calce i nomi di tutti e 11 e le firme di tre, Esmeralda Ughi, Salvatore Sanna ed Antonio Piu –, prendono atto con grande disappunto che dopo i vari tentativi di ricondurre a una sintesi politica complessiva la discussione, con una ripartenza che affrontasse l’insieme delle questioni sul tappeto, criteri da utilizzare, competenze, consenso elettorale e conclusivamente ruoli da ricoprire, niente è cambiato. Nella riunione dello scorso lunedì 30 giugno, nella quale sono stati apprezzati i toni e gli argomenti non ultimativi e il clima collaborativo, enfatizzati oltre misura dagli organi di informazione, abbiamo avuto conferma della sostanziale identità di impostazione posta in essere fino ad oggi. Stessa proposta, con la variante di un’eventuale apertura a un tecnico, stessi argomenti. Si continua a ragionare in termini di “posti” e/o di deleghe confermando una struttura squilibrata e non rappresentativa dell’insieme della proposta stessa, peraltro rilevata da altre forze della maggioranza nel corso dell’incontro plenario. Vogliamo ripeterlo con decisione: non stiamo chiedendo posti o spazi maggiori».

«Non condividiamo l’impianto che sta alla base delle decisioni del sindaco che utilizza criteri “a geometria variabile” – prosegue il documento – per garantire a quella che considera la sua parte con rappresentanze esterne e pretende da altri solo consiglieri con l’unico fine di “riequilibrare” (parole sue) le rappresentanze nei gruppi consiliari, confermando una ansia correntizia o di parte, come se fosse l’unica sua preoccupazione. Non condividiamo la logica che premia anche senza consenso e che rappresenta in maniera incomprensibile parti del nostro Partito e la sua lista civica (tre consiglieri, due assessori)».

«La Giunta in carica è la Giunta del Sindaco. Non ci sfuggono le prerogative in capo al primo cittadino, ma a nessuno, e meno che ad altri al sindaco, dovrebbero sfuggire le prerogative dei consiglieri eletti e l’esigenza che le proposte rispondano ai criteri della ragionevolezza, della rappresentatività e della competenza. Non ravvisiamo queste condizioni al momento attuale, prendiamo atto del rifiuto opposto alla nostra proposta, avanzata ieri, di un incontro conclusivo, rappresentativo sia degli eletti che del contesto che ha portato alla designazione del candidato a Sindaco a seguito del risultato paritario delle primarie e agli impegni conseguenti. Un pessimo avvio, carico di tensioni e incomprensioni nel quale ciascuno assumerà le proprie responsabilità a partire da noi che ci muoveremo rispettando il mandato che gli elettori ci hanno affidato nell’esclusivo interesse della città», è la conclusione.

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