Giorno della Memoria, no all’annientamento dell’uomo
Ricordare affinché la Shoah non si ripeta. Tutti noi «ci dovremmo adoperare affinchè le “zone grigie” non abbiano motivo di esistere». La riflessione di Mario Pala
di Mario Pala (consigliere comunale Sassari)

Il 27 gennaio è il giorno dedicato alla memoria, al ricordo di quello che è stato e che non dovrà più essere. Il giorno della memoria è stato istituito in Italia il 20 luglio 2000 e in tutto il mondo da parte dell’ONU il 1 novembre del 2005.
Per far si, come diceva Primo Levi, che la memoria storica non vada smarrita e soprattutto che non ci si rassegni al fatto che il mondo dei lager sia esistito, che sia stato introdotto irrevocabilmente nel mondo delle cose.
Lo scopo del lager era l’annientamento dell’uomo, che prima di morire doveva essere degradato, privato di qualsiasi dignità, in modo che si potesse dire, quando sopraggiungeva la morte, che quello non era un uomo. Queste sono, invece, le parole del comandante nazista Franz Stangl, comandante del campo di sterminio di Sobibor e di Treblinka tratte dal libro In quelle tenebre di Gitta Sereny.
In esse trova espressione tutto il tentativo di annullamento dell’essere umano che costituisce una tragedia insanabile per il popolo ebraico e continua ad offendere non solo i sopravvissuti, ma qualsiasi persona. Quindi il giorno della memoria per ricordare, perché non abbia a ripetersi l’Olocausto, la Shoah.
Certo, oggi, possiamo dire, che sia estremamente improbabile che si possa ripetere con le stesse modalità un evento drammatico come quello della Shoah, in quanto il contesto storico è completamente cambiato. Gli Ebrei non sono più solo un Popolo, una Nazione raminga, ma sono diventati uno Stato. Dal 1948 esiste lo Stato di Israele dotato, quindi, di un suo territorio, di una sua struttura amministrativa, di un esercito e di un Intelligence, il Mossad, tra i più efficienti del mondo, che ha svolto un ruolo fondamentale nell’individuare e catturare i criminali nazisti nel dopoguerra, primo fra tutti Adolf Eichmann, paramilitare e funzionario tedesco, considerato uno dei maggiori responsabili operativi della soluzione finale nella Germania nazista.
Ma torniamo un attimo alla Shoah, a quello che è stato e che non dovrà più ripetersi, anche in altre forme, affrontandone un aspetto che per tanti anni è stato quasi rimosso.
Primo Levi, ex internato di Auscwhitz, dopo aver scritto Se questo è un uomo pubblicato negli anni cinquanta, affronta trent’anni dopo, nel 1986, un tema cruciale della vita nei Lager che lui chiamava la “Zona Grigia”.
Cos’era la “Zona Grigia”? Era quell’area formata da prigionieri ebrei che garantivano la tenuta del Lager in virtù della loro collaborazione con i nazisti, ne costituivano l’ossatura e avevano un potere sostanzialmente illimitato sulla vita degli altri internati. Levi distingueva gli ebrei internati in due categorie, i Sommersi che erano coloro i quali una volta entrati nel Lager erano destinati a soccombere e i Salvati che erano coloro i quali una volta entrati nel Lager venivano a patti con i nazisti e ne diventavano il loro braccio operativo, i Kapò e i Soddercommandos. Levi si limita ad analizzare i due comportamenti diametralmente opposti, senza per altro esprimere un giudizio morale, che lui definisce atteggiamento dell’essere umano “scoperchiato”, intendendo con questo il comportamento dell’essere umano, messo a nudo, in condizioni avverse, innaturali, come può essere la prigionia in un Lager, luogo in cui era privato del proprio lavoro, della famiglia, dell’affetto dei suoi cari, delle relazioni sociali, delle sicurezze quotidiane e ne identifica le diversità di comportamento che ne scaturiscono da questa situazione. Una situazione innaturale in cui vengono messe a nudo quelle che sono le debolezze e le propensioni più profonde dell’essere umano, la viltà e il coraggio, la lealtà e il tradimento, la pietà, la violenza. Levi identifica, nel Lager, una bipartizione dell’Umanità, una selezione in senso Darwiniano, in una condizione però innaturale, di costrizione, dove gli uomini si dividono in due categorie, i Salvati che vincono e sopravvivono e i Sommersi che perdono e muoiono.
Queste considerazioni sulla Zona Grigia di Primo Levi e quindi sul comportamento dell’essere umano, mi consentono di fare qualche riflessione sull’attualità politica che stiamo vivendo a livello mondiale.
Questo anche per andare oltre la ritualità del giorno della memoria
• Oggi possiamo ipotizzare l’esistenza di una Zona Grigia a livello mondiale?
• E se SI quale potrebbe essere?
• Abbiamo detto prima che la Zona Grigia non si manifesta in condizioni di normalità, bensì in condizioni di particolare difficoltà e sofferenza in cui si viene a trovare l’essere umano.
Oggi quali potrebbero essere queste condizioni?
In questa mia riflessione ho provato a ipotizzarne una.
Da circa dieci anni i paesi industrializzati stanno vivendo una crisi economica molto grave che ha creato milioni di disoccupati e altri milioni di persone sono state spinte sulla soglia della povertà. Nel contempo abbiamo assistito e stiamo assistendo tutt’ora ad una migrazione di popoli che fuggono da guerre, carestie, violenze di ogni genere e che si riversano nell’occidente industrializzato e in crisi, ma pur sempre dove esiste un certo benessere, con la speranza di un futuro migliore.
Da una parte, quindi, abbiamo milioni di persone che sono passati da una condizione di agiatezza ad una condizione disagiata, dall’altra centinaia di migliaia di persone che migrano dal Sud del mondo in cerca di un destino migliore.
Anche in Europa, possiamo dire, che stiamo assistendo ad una bipartizione dell’Umanità. Da una parte coloro i quali provano un sentimento nobile di solidarietà e di accoglienza verso i migranti, dall’altra coloro i quali sviluppano sentimenti di indifferenza, ostilità, avversione che porta al rifiuto dell’accoglienza e ad erigere muri . Mi chiedo , quanto la crisi economica influisce sul comportamento negativo di parte dei cittadini italiani, francesi, tedeschi, dei cittadini dell’Est europeo e dei Paesi Baltici che tanto hanno avuto dall’ingresso nell’UE ? Non lo so.
Altro discorso si potrebbe fare ai cittadini israeliani per il loro comportamento nei confronti dei Palestinesi
Penso anche che, come ha fatto Primo Levi con la Zona Grigia dei Lager, si possa sospendere il giudizio morale su questi comportamenti, ma sono altrettanto certo che non si può sospendere il giudizio politico di ferma condanna nei confronti di partiti, movimenti, Leader politici che approfittando della paura dei cittadini di fronte a un futuro incerto costruiscono un messaggio di odio verso lo straniero.
Ecco, nel giorno della memoria dobbiamo ricordare che alla luce di quello che è stato e degli eventi che stiamo vivendo, tutti gli esseri umani hanno pari dignità e hanno il diritto di perseguire il proprio benessere e la propria felicità e che tutti ci dovremmo adoperare affinchè le zone grigie non abbiano motivo di esistere o che perlomeno siano di dimensioni estremamente ridotte.








